LABORATORIO DI STIMOLAZIONE COGNITIVA

PROGETTO

In Questa particolare attività con gli ospiti della casa della struttura mi viene in mente una citazione di Pennac che scrive « ogni volta che un vecchio sbarca da noi , completamente a pezzi, convinto di non essere niente ancora prima di essere morto, Therese lo attira nel suo angolo, gli prende d’ autorità la vecchia mano, stende ad una ad una le dita arrugginite, liscia a lungo il palmo come si fa con i fogli spiegazzati, e quando sente che la mano è perfettamente distesa (mani che non si sono veramente aperte da anni ). Therese si mette a parlare. Non sorride, non blandisce, si limita a parlargli del futuro. Ed è la cosa più incredibile che potesse capitargli : il futuro » .

L’ approccio teorico utlizzato fa riferimento al modello Gentle Care (M.Jones, 1999), che individua nelle persone (operatori , familiari , volontari, …. ), nelle attività e nell’ ambiente di vita le risorse imprescindibili per allestire un progetto riabilitativo dotato di senso e di provata efficacia. In particolare, il termine attività designa sia gli interventi di stimolazione delle funzioni residuali dell’ anziano demente , sia le azioni volte a rendere maggiornmente accettabile allo stesso la propria condizione di malattia . L’ ambiente, nella sua accezione «protesica» , concorre a fornire un ulteriore ausilio finalizzato a superare il parziale deficit che la patologia comporta . La cura cosi articolata, assume un ruolo preciso alla relazione che il malato e il professionista intrattengono ; il primo tuttavia deve poter disporre di caratteristiche quali la competenza , l’ empatia , la coerenza e la costanza se vuole raggiungere gli obiettivi a cui ambisce . Nell’ approcciarsi al malato l’ educatore e’ chiamato anzitutto a chiedersi chi ha di fronte poichè la patologia dementigena, privando la persona della propria identità (il percepirsi continuo attraverso il tempo e distinto , come entità, da tutte le altre ) , fa si che questa debba essere sempre desunta da altre.
«CICERONE»

E’ quindi fondamentale per l’ operatore eosservare , ascoltare , raccogliere i segnali del malato al fine di tradurli in itinerari di senso. L’ osservazione e la conoscenza non possono tuttavia prescindere da un metodo : frequenza , luogo e durata di un comportamento sono fattori predittivi della causa sottesa cosi come la qualità e la frequenza dei rapporti tra il malato e le persone che gli gravitano attorno . Questo patrimonio di conoscenze, accumulato attraverso la compilazione di appositi strumenti e la raccolta di dati anamnestici, deve poter essere condiviso con l’ equipe multidisciplinare per impostare interventi riabilitativi mirati.

Tali interventi, pur definiti in tutte le loro componenti generali, contemplano l’ esistenza di varialbili ( tra cui l’ aggravamento dei deficit cognitivi ) che sovente inducono la riscrizione - ridimensionamento dell’ attività e degli obiettivi in itinere. Il contatto col malato di Alzhaimer richiede infatti all’ operatore una disponibilità alla seduzione ( nel senso etimolgico del termine - seducere = sviare , da se (d) = via e ducere = condurre ), ovvero la possibilità di lasciarsi condurre in una direzione che può essere diversa dalla strada maestra e, contemporaneamente .La capacità di non scivolare sugli ostacoli posti dalla nuova via intrapresa . Un bravo educatore è come un navigante che non si sottrae alle sfide del mare aperto perchè dispone di una bussola che gli indica la rotta più agevole da seguire in quel preciso momento . Possedere una rotta, un progetto, è fondamentale soprattutto se ci si confronta quotidianamente con le incognite e i paradossi della malattia . La frustrazione che l’ operatore può sperimentare non evolvera’ allora nel disinteresse (operatore Sisifo) o nell’ ipercoinvolgimento ( operatore Icaro ) ma in un momento di riflesione, al servizio del malato , da affrontare mantenendo un buon esame di realtà.
La vecchiaia è il compimento della vita, l'ultimo atto della commedia.”
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